FARE RETE

Si sente spesso affermare che l’utilizzo in ambulatorio del computer possa interferire negativamente nel rapporto fra il medico ed il paziente, perché si ritiene che il medico sia costretto a dedicare energie ed attenzione allo strumento informatico, sottraendole al colloquio ed alla visita del paziente.

“Il mio medico scrive al computer e non si alza neanche dalla sedia” è una sentenza in uso presso alcuni pazienti che individuano nel limiti del mezzo, il mancato raggiungimento dei fini cui ritengono di dover legare il loro gradimento della professionalità espressa; d'altro canto quanti medici si lamentano della troppa burocrazia che avrebbe ridotto ad un ruolo impiegatizio la nobile professione del medico, additando proprio il computer come l'altare principe sul quale sono stati sacrificati i sacri diritti e doveri della clinica medica.

La mia posizione al riguardo è sempre stata pragmatica, attenta alle implicazioni funzionali dei cambiamenti; i computer sono macchine (nel senso generale del termine)e come tali sono le modalità e le strategie del loro utilizzo che ne determinano la qualità operativa; ogni strumento, anche il più innocuo può provocare danni se usato in modo improprio.

Il computer per un medico è un prezioso ausilio professionale che si presta ad un ruolo sia passivo, in quanto è in grado di immagazzinare, archiviare ed elaborare quantità enormi di dati, permettendo di fare in pochi secondi operazioni che con il tradizionale cartaceo avrebbero richiesto molti minuti (si pensi ad esempio alla ricerca di un documento in un archivio), sia ad un utilizzo interattivo, completo, perché i dati e le notizie possono al, bisogno , essere confrontati ed approfonditi attraverso la consultazione dei milioni di siti presenti sul web ed essere inviati o ricevuti in tempo reale dovunque.

Uno strumento che realizza la quadratura del cerchio, poichè consente di fare più cose, con meno tempo, più qualità e maggiore condivisione e coinvolgimento dei soggetti interessati, stornando energie da attività complementari per dedicarle alla sostanza dei problemi

L'informatica ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, realizzando nella quotidianità, con sistemi alla portata di tutti, un cambiamento epocale che, anche solo vent'anni fa si poteva solo immaginare senza, forse, prevederne la reale portata

L'utilizzo sistematico del computer e della Rete è pertinente al setting del Medico di Assistenza Primaria, soprattutto perché gli consente di aumentare la sua capacità di comunicazione e di rinnovare le forma del rapporto medico-paziente, senza alterarne la sostanza, anzi migliorandola, diminuendo la distanza temporale fra la manifestazione dei problemi dei pazienti e loro risoluzione o presa in carico da parte del medico.

Il rapporto medico - paziente diviene quindi ottimale ; il medico ridefinisce positivamente il suo ruolo vocazionale di referente primario dei bisogni sanitari dei suoi assistiti; questa presa in carico ab origine dovrebbe consentire - tra l'altro - di diminuire il ricorso, immediato e spesso improprio, ai livelli d’interlocuzione superiore (esempio il Pronto Soccorso).

Il Medico di Base funziona quindi come una sorta di triage territoriale con il compito di intercettare ed elaborare le richieste sul nascere, secondo la logica della medicina di iniziativa, orientando eventualmente ai servizi specialistici, senza tuttavia perdere la governance del paziente

Il medico può (e secondo me DEVE) disporre di un database aggiornato e puntuale che si costruisce e si arricchisce giorno per giorno sia per il contributo dei pazienti che devono essere sensibilizzati ad esempio a portare sempre i referti degli esami prescritti,sia tramite i contributi che giungono dalla Rete, nella quale oramai tutti gli Ospedali e i Centri Prelievi, immettono “previo consenso degli interessati” gli esiti delle prestazioni eseguite, permettendo al medico una presa d'atto dei contenuti, molto spesso prima degli stessi pazienti, consentendogli di essere il vero gestore del processo diagnostico e clinico , fin dal suo nascere

I vantaggi sono indubbi anche da parte dei pazienti, perché sanno di poter avere un referente che si muove secondo il loro livello e le loro necessità d'interlocuzione, ben informato, motivato, organizzato, concentrato sul setting, capace rapidamente di cambiare - in tempo reale - le modalità e la tempistica del suo intervento, in base al livello dei bisogni contingenti; ciò dà loro sicurezza, ma anche li rende interattivi rispetto alla gestione del progetto della loro salute, cittadini oggetto delle cure necessarie, ma anche soggetti consapevoli del modello sociale che sono chiamati a condividere.

La comunicazione comporta un'interazione fra soggetti differenti, trattandosi di processo che richiede una cooperazione come atto necessario a renderlo bidirezionale e condiviso; se infatti tale processo fosse unidirezionale e si potesse parlare senza ascoltare si verificherebbe solo una trasmissione unidirezionale.

Un bravo comunicatore sa essere assertivo, quando è necessario affermare e valorizzare le prerogative del suo ruolo armonizzando abilità sociali, competenze emotive e pensiero razionale, ma è in grado anche di stimolare la cooperazione attraverso il rispetto delle massime della conversazione (qualità, quantità, modo e relazione) e, riducendo l'asimmetria, adattare il proprio codice a quello dell'interlocutore.

Il medico dovrebbe avere ben presente come la sua capacità di cura viene amplificata da un buona comunicazione con i pazienti, poiché tramite essa si possono raggiungere obiettivi importanti, quali quello di influenzare positivamente i comportamenti (si pensi alla modifica degli stili di vita) modulando lo strumento in base agli indicatori degli esiti ottenuti.

La comunicazione quindi non è solo un elemento di forma, di contorno, ma un fatto sostanziale per sostenere il “marketing” della buona salute, che è il “prodotto” del quale il medico deve sostenere la promozione.

In questa logica , mutuando i modelli della comunicazione in senso economico, possiamo individuarne un tipo - detto comunicazione esterna che contribuisce a costruire la percezione della qualità del servizio,consente, di far conoscere i progetti, facilitare l'accesso ai servizi migliorandone l'efficacia e l'efficienza , conoscere e rilevare i bisogni dell'utenza verificandone i livelli di soddisfazione per consentire di adeguare il servizio offerto, promuovere la modernizzazione delle procedure.

L'uso della Rete e l'attenzione ai segnali inerenti la polarità del feedback, possono essere elementi positivi per il raggiungimento di tali fini.

La comunicazione interna, consente invece di gestire il flusso di informazioni all'interno del servizio, condividere messaggi, scambiarsi notizie; in questo contesto l'uso della Rete ha “in potenza” modificato profondamente le categorie della comunicazione fra medico e paziente; se ne possono individuare almeno tre:

Top-down (alto-basso): il flusso avviene verticalmente, potendo riguardare comunicazioni individuali o di gruppo (il medico dà indicazioni al paziente in virtù delle sue competenze professionali).

Bottom-up (basso-alto):il flusso parte dal basso, i pazienti si rivolgono al medico per i loro problemi di salute, trasmettendogli informazioni e richieste, secondo le procedure previste per ottenere una visita od un colloquio.

Network (a rete): la tecnologia rende possibile scambiare informazioni “alla pari” tra il medico ed i pazienti, con esiti positivi sul processo comunicativo che risulta essere semplificato, veloce e condiviso. Ogni attore mantiene il suo ruolo e le sue specificità, ma “a differenza dei modelli precedenti” la relazione fra essi non è per “compiti” (ciascuno fa quanto gli compete ed attende l'esito del lavoro dell'altro), ma per “obiettivi” (ciascuno collabora con l'altro, non accontentandosi di operare bene individualmente, ma adoperandosi affinché si raggiunga l'esito atteso).

Il Web consente quindi la costruzione di un modello a Rete nell'interazione fra medico e paziente: in una rete nessun nodo è più importante di un altro, tutti insieme contribuiscono e tenere salda la maglia metallica; se ne possono aggiungere altri, ampliandola secondo il bisogno, riducendo la distanza fra i nodi se la trama della maglia deve diventare più stretta.

Si pensi ad esempio cosa accadrebbe se anche gli specialisti o i servizi sociali si comportassero come nodi di questa immaginaria rete che deve porsi a protezione e difesa del paziente, tutti potrebbero collaborare, dialogare, interloquire con il paziente, senza bisogno di spostarsi fisicamente, con risparmio di energie e di tempo.

Il paziente “che è per definizione il soggetto più debole” sta fermo e chi deve aiutarlo gira intorno a lui, interfacciandosi tramite la Rete. Sembra fantascienza se paragoniamo i procedimenti attuali, molto spesso centrati sul ruolo del medico e non sulla governance del paziente a 360 gradi, intendendo non solo gli aspetti clinico diagnostici, ma anche la capacità di far sentire il paziente al centro della cura, stimolando in ogni modo la sua capacità di resilienza.

Non può esistere empowerment, cioè una consapevole auto presa in carico del paziente stesso , se la comunicazione non la sostiene mettendosi al suo servizio, sostenendolo con una Rete, metaforica negli intenti e nelle protezioni, ma reale per le possibilità di attuarla nel presente digitale.